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Lo zen e le arti marziali - Zazen e la giusta pratica
A cura di Davide Rizzo
Shin-Lo spiritoLo Zen è la via per giungere al dominio del pensiero al di là di ogni discriminazione, al di là di tutte le categorie, e che ingloba tutte le espressioni del linguaggio. Questa dimensione può essere raggiunta attraverso la pratica di Zazen e del BushiDō, per questo lo Zen esercita, in Giappone, un influsso decisivo su tutte le arti.

Alcune sono specificamente Zen, anche su un piano puramente storico, come la cerimonia del tè, l'arte di disporre i fiori, un aspetto importante dell'arte dei giardini, e l'arte della ceramica per tutto un periodo della sua evoluzione.
Altre furono profondamente trasformate e per così dire ricreate dallo Zen, come la calligrafia e le arti marziali.

Quando lo Zen giunse in Giappone, il paese era dilaniato da guerre civili, violenze, massacri, deportazioni di massa.
Fu lo spirito Zen a trasformare le tecniche brutali della guerra in arti che avevano come fine non l'efficacia bellica, ma la ricerca di sé, il perfezionamento interiore di chi le praticava.
La spada, l'arco e le frecce si trasformarono da strumenti di morte in supporti della meditazione.
Il combattimento divenne puramente spirituale, il nemico fu individuato in se stessi, nelle illusioni dell'ego che impediscono all'uomo di vedere la sua reale natura, e che si devono implacabilmente distruggere.

La fusione del Buddhismo e dello Shintoismo ha permesso la nascita del BushiDō , la Via del samurai.

In virtù di questa meravigliosa influenza nacque il codice dei samurai "BushiDō", insieme di principi morali, codice d'onore, disciplina cavalleresca che ha come fine il perfezionamento delle qualità fisiche e morali dell'uomo: il coraggio, la semplicità e la frugalità, la lealtà e la giustizia, la generosità e il disprezzo della morte che può esser sintetizzata in sette punti fondamentali:
  • GI: la decisione giusta ed equanime, l'atteggiamento giusto, la verità. Quando si deve morire bisogna morire;
  • Yu: l'abilità, il coraggio tinto d'eroismo;
  • Jin: l'amore universale, la benevolenza verso l’umanità;
  • Rei: il retto comportamento;
  • Makoto: la sincerità totale;
  • Melyo: l'onore e la gloria;
  • Chugi: la devozione, la lealtà.

« La religione dei samurai».
E’ possibile rintracciare questa influenza, visibile o celata, nelle arti marziali moderne, soprattutto nel kendo e nel tiro con l'arco. La si ritrova anche nello spirito dell'Aikido, codificazione moderna delle arti di autodifesa più antiche. Si manifesta infine, ma in forme meno visibili, nel judo.
Qualunque sia l'arte che voi praticate, in qualunque modo voi la pratichiate, non potrete impedirvi d'incontrare un giorno o l'altro lo Zen e di essere profondamente influenzati dal suo spirito.

Potrà allora aiutarvi in quella lotta incessante che è la vita moderna e potrà permettervi, meglio di ogni altra influenza spirituale, di ritrovare quell'equilibrio fisico e morale che così avidamente l'uomo del nostro tempo ricerca.

Due amici si recarono un giorno su un alto promontorio, a picco sul mare. Uno di loro, che non l'aveva mai visto prima, rimase sconvolto. « Com'è bello! Com'è immenso! » disse in un soffio. « E tu non vedi che la superficie! » commentò l'amico.
Lo Zen e il mio maestro Taisen Deshirnaru mi hanno insegnato a non limitarmi ad ammirare la superficie del mondo, dell'uomo, delle arti marziali. Mi hanno insegnato a scoprire, attraverso una rigorosa disciplina e talvolta non senza dolore, il loro autentico, profondo significato.

Deshimaru"Taisen Deshimaru nacque in Giappone, di una antica famiglia di samurai, discepolo del Gran Maestro Kodo Sawaki ha continuato la trasmissione da "mente a mente" ricevette il conferimento dello shihō dal suo Maestro Kodo Sawaki divenuto monaco nel 1967, Deshimaru si è trasferito in Francia, e ha insegnato come missionario generale della Scuola Zen Soto fino alla sua morte nel Aprile del 1982."

Maestro, che cos'è zazen?E’ essere nell'istante, al di là di tutte le esistenze dell'universo, è cogliere la dimensione del Buddha e vivere in essa. Zazen è solo questo: penetrare nel più profondo dell'esperienza del Buddha.
Sono state dette molte cose sbagliate al riguardo. Ne elenco le principali.
Zazen non è una « meditazione » nel senso in cui la si pratica, ad esempio, nel Cristianesimo o nell’Induismo.
Pascal definì l'uomo una « canna pensante », esprimendo così la concezione europea che individua nell'attività del pensiero la base del comportamento umano. Il pensiero riempie tutta la vita, nessuno concepisce il non-pensiero. Zazen non è un pensiero, né un non-pensiero, è al di là del pensiero, è pensiero puro, al di là della coscienza personale, in armonia con la coscienza dell'universo.
Dogen cita un episodio che riguarda il maestro Yakusan: un giorno, mentre era in zazen, un giovane monaco gli domandò:
« Che cosa pensate durante zazen? ». Egli rispose: « Penso senza pensare».
Hishiryo,
la dimensione del pensiero senza coscienza: questa è l'essenza dello Zen, di zazen.

Zazen non è un
a
« esperienza misteriosa », una condizione particolare del corpo e dello spirito. E’ il ritorno alla condizione naturale dell'uomo. Si pensa in genere che una religione debba essere fatta di misteri e di miracoli, in opposizione alla scienza. Anche riguardo a zazen, molti pensano che si tratti di trovare una « illuminazione », una condizione di spirito particolare.
La pratica della meditazione, della concentrazione nella postura del Buddha non è nulla di tutto questo. Le cerimonie, nelle religioni, risvegliano emozioni, sentimenti, portano all'estasi.
In zazen, invece, si tratta, come s'è detto, di ritornare integralmente alla pura condizione normale dell'uomo.
Questa condizione non è riservata ai grandi maestri e ai santi: è senza misteri, alla portata di tutti. Zazen è divenire intimi con se stessi, ritrovare la propria natura, la propria unità interiore e armonizzarsi con la vita universale.

Zazen non è una « mortificazione ». Alcuni pensano che in una sesshin si debba fare zazen per lunghe ore, ogni giorno, dormendo e mangiando poco, così da entrare in una condizione d'estasi attraverso un progressivo esaurimento delle forze fisiche. E’ un grave errore che fanno anche molti monaci in Giappone. Eppure Dogen ha scritto:
Durante zazen dovete utilizzare un cuscino ben imbottito, posato sull'erba o su una coperta. Il dojo dev'essere al riparo dalle correnti d'aria, dal vento e dalla pioggia, l'atmosfera dev'essere confortevole, il luogo in penombra, la temperatura adatta alla stagione.

Tutto ciò è molto importante, perché zazen non è una mortificazione, ma una Via che conduce alla vera pace, alla vera libertà dell'uomo.

Qual'è, dunque, l'essenza di zazen?
La « postura », la « respirazione » e la « disposizione di spirito ».


- La Pratica dello Zazen -



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