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Rei - Il saluto
A cura di Davide Rizzo
Immagine di reiffffIl saluto si lega al rito, ciò che riunisce e contiene normalmente l'essenza della pratica.
REI NO KOKORO
(Lo spirito del rispetto)
“ Nei dojo d'arti marziali esistono numerosi gesti che conducono alla concentrazione: il modo di sistemare i propri indumenti, le proprie calzature, il modo di salutare entrando: tutti questi gesti sono kata! La maniera di comportarsi è kata.
Il comportamento influenza la coscienza: a comportamento giusto, coscienza giusta”.
( Taisen Deshimaru)


SHOTO NIJU KUN
Testo tratto dal libro I Venti Princìpi del Karate - L’eredità spirituale del Maestro
Il testo che segue è accompagnato da mie brevi note.
Il Maestro Funakoshi le ha lette ed approvate. Genwa Nakasone 1938

Non dimenticare che il karate-dō comincia e finisce con il saluto (rei).
Insieme al judo e al kendō , il karate-dō è considerato una delle arti marziali giapponesi tradizionali.
E come tutte le arti marziali deve iniziare e deve finire con il saluto (rei).
Rei è spesso inteso come "rispetto", ma in effetti significa molto di più.
Rei racchiude in sé sia l'attitudine di rispetto verso gli altri sia un senso di rispetto verso se stessi.
Quando si è in grado di rispettare se stessi e si trasferisce questo sentimento di stima, cioè rispetto, verso gli altri, questa azione non è altro che espressione di rei.

Si usa dire che "senza rei c'è disordine" e anche che "la differenza tra gli uomini e gli animali è nel rei".
I metodi di combattimento dove non c'è il rei non sono arti marziali ma soltanto disdicevole violenza.
La potenza fisica senza rei non è altro che forza bruta, e per gli esseri umani non ha alcun valore.
Si deve inoltre sottolineare che, anche comportandosi correttamente, se una persona non ha uno spirito sincero e rispettoso non possiede vero rei.
Il vero rei è l'espressione esterna di uno spirito rispettoso.

Tutte le arti marziali cominciano e con il rei.
Se non vengono praticate con un senso di rispetto e di reverenza, esse si riducono a mere forme di violenza.
Per questo motivo, nella pratica delle arti marziali si deve mantenere l'atteggiamento di rei dall'inizio alla fine.


E' tradizionalmente considerato, che nel senso proprio e figurato, come l'inizio e la fine della pratica e ne è il riflesso, qualunque sia il livello di chi lo esegue. L'insegnamento contenuto nel saluto si situa a diversi livelli di comprensione, pensare che esso significhi solo rispetto, buone maniere, buona educazione, significa tener conto certamente di uno di questi livelli, ma rimane insufficiente nei confronti di una pratica profonda.

Ci sono molti praticanti ed insegnanti che si richiamano alla tradizione, ma tralasciano il saluto; così facendo tralasciano una parte essenziale della pratica vuoi per mancanza di comprensione o per mancanza di conoscenza.

Come è possibile rispettare la pratica, se stessi, gli altri, la natura, se si comincia col tralasciare o rifiutare ciò che stà all'inizio e alla fine? Non si tratta qui di fare delle imitazioni superficiali o di ostentare un falso pseudo orientalismo.

Quando il concetto di partner scompare a profitto dell'idea di avversario, per non dir poi di nemico, quando la brutalità stupida rimpiazza l'intelligenza, quando la forza bestiale si sostituisce e rimpiazza la tecnica, l'arte marziale si volge alla distruzione, la guerra succede alla pace, ed il saluto non rientra più nel costume.
La parola stessa Saluto contiene la prima nozione fondamentale, il saluto è nel rispetto, ed il rispetto inizia col saluto nell'unione di intento tra due o più persone.
Significato di unione ha anche il saluto che i due praticanti ( tori e uke ) si scambiano prima di una qualsiasi forma di pratica a coppie: attraverso questo saluto ( ritsu rei ) si vuole intendere che tra i due non c'è dualità, bensì quel sentimento di JITA KYOEI (insieme per progredire) sul quale ha tanto insistito anche Luciano nelle prime lezioni del 2011.

Nell'arte marziale il praticante saluta:
  • Il luogo stesso della pratica;
  • La pratica stessa per l'intermediario di una rappresentazione materializzata (Immagine del maestro, Calligrafia, simbolo ecc....);
  • Colui o coloro che trasmettono questa pratica.
Poiché la nozione di rispetto prevede reciprocità, l'insegnante ha il dovere di salutare gli allievi.
Quando un insegnante qualunque sia il suo livello o la sua realizzazione non ha più nulla da imparare dai suoi allievi, i suoi allievi non hanno più nulla da imparare da lui.
Colui che è certo di aver compreso tutto non ha compreso nulla ed il suo insegnamento non merita di essere seguito. Ogni insegnante che sottovaluti o disprezzi un non praticante, un praticante o un insegnamento diverso dal proprio, non merita di insegnare.

ReiNel saluto occorre:
- Equilibrare il corpo in posizione di attesa;
- Ripartire il peso su entrambe i piedi, correttamente;
- Assicurare il massimo contatto col suolo;
- Stabilire la correttezza dell'asse vertebrale;
- Rientrare il mento e spingere il capo verso il cielo;
- Normalizzare la respirazione mantenendo la punta della lingua alla base degli incisivi superiori, alla base del palato;
- Decontrarre il viso;
- Lo sguardo è come osservare una montagna da lontano;
- Le braccia rilassate lungo il corpo in posizione naturale lasciando fluire questa sensazione fino alla punta delle dita;
- Lasciarsi pervadere da un senso di tranquillità e calmare lo spirito;
- Tutto ciò che succede attorno deve essere percepito senza però assumere una importanza perturbatrice;
- L'atteggiamento è forte ma senza rigidità, morbido ma senza rilasciamento o debolezza;
- Il mentale è ricettivo e creativo.
(Ndr. Tratto da: Il saluto di Luciano Puricelli)
Citando il il Maestro Gichin Funakoshi direi: che « Senza cortesia il valore del Karate va perso »

Rei pertanto ha un significato profonto e, collocato nella giusta dimensione, ha molti significati classificarlo solamente come: etichetta, rettitudine, rispetto, ma anche sincerità, gentilezza e cortesia è riduttivo.
Dal punto di vista formale il saluto può essere collettivo o individuale, effettuato in piedi (Ritsu Rei) o in ginocchio (Za Rei).
Al momento di entrare e di uscire dal  Dojo bisogna salutare con un inchino rivolto alla "sede superiore" Kamiza e lo stesso inchino deve essere eseguito ogni volta che i praticanti si pongono di fronte per il Kumite o eseguono un esercizio di forma, il Kata. Il karate-Dō
inizia e finisce con il saluto è una frase costante che il maestro dice ai principianti o ricoprda a chi ha dimenticato.

Immagine di reiImmagine di reiE' un importante aspetto del modello di vita orientale, può essere identificato con la ritualità ed in particolar modo con l'etichetta e la cortesia da cui deriva la parola Reigi
(articolo del Maestro Puricelli sul Dojo Kun).
Il saluto in piedi deriva dal saluto consuetudinario giapponese e viene eseguito unendo prima i talloni, mantenendo il busto e la nuca ben eretti e portando le mani con le dita tese e serrate lungo le cosce; questa è la posizione di Mosubidachi, quindi si piega in avanti il busto di circa 30 gradi, la testa segue il movimento ma con lo sguardo in avanti a fissare l'orizzonte o colui che si ha di fronte; infine si torna in posizione eretta.
La tradizione vuole che lo sguardo non si abbassi troppo da non poter più controllare un eventuale pericolo, soltanto quando si è di fronte a qualcuno di cui si ha un grandissimo rispetto e la massima fiducia, ad esempio il proprio Maestro, solo allora l'inchino può essere più profondo, con lo sguardo più basso a manifestare la grande considerazione che si ha verso colui che riceve il saluto. Durante tutto il tempo del saluto va comunque tenuto un atteggiamento di Yoi, il saluto pertanto non va considerato come un momento di "pace" ma anche un momento di riflessione nel valutare colui che al quale è rivolto.
Immagine di reiLe fasi de saluto Za Rei ( saluto in ginocchio).
Quando sta per cominciare la lezione gli allievi, in posizione retta, si allineano per grado (il grado più alto all'estrema destra) lungo la "sede inferiore" del Dojo (Shimoza) mentre il Maestro è solito sedersi di fronte a loro nella "sede superiore" (Kamiza). Dopo che il Maestro si è seduto nella tradizionale posizione (Seiza), l'allievo più anziano (Senpai) una volta controllato che tutti siano pronti da il comando Yoi quindi in un secondo tempo comanda con il termine Seiza di mettersi inginocchio. (Questo saluto cerimoniale ha anch'esso due significati: quello, appunto, di una più profonda concentrazione e quello di una sorta di unione spirituale ( kimochi ) tra il maestro e gli allievi, che si preparano entrambi a percorrere la stessa Via, l'uno dando senza riserve, gli altri ricevendo con fiducia e gratitudine).
La posizione di Seiza viene assunta a partire dalla posizione di Mosubidachi, a scalare dal livello più alto al livello più basso portando il ginocchio sinistro e quindi quello destro a terra.
Sedersi nell'incavo formato dai talloni con il busto ritto, le ginocchia si devono tenere alla distanza di due pugni tra l'uno e l'altro, ( per le donne le ginocchia sono chiuse) i gomiti, rilassati lungo i fianchi e le mani poggiano sille cosce all'altezza dell'inguine.
Dalla posizione di Seiza è possibile eseguire l'inchino detto Za Rei.
il viso si avvicina al terreno ed alle mani, poste come un triangolo, con le punte delle dita distese in avanti ed i pollici in squadra. Si poggia prima la mano sinistra e poi quella destra: un’eredità delle antiche tecniche marziali che permettevano ai samurai di sguainare agevolmente la spada in caso di necessità anche da una posizione così svantaggiata.

Per ritornare alla posizione di Musubidachi si devono eseguire i movimenti al contrario, pertanto: alzando il bacino da sopra i talloni e appoggiare i Koshi di entrambi e piedi a terra, quindi alzare il ginocchio destro appoggiando  il piede corrispondente totalmente a terra, ruotando naturalmente il busto leggermente verso destra, forzare sulla gamba destra per alzarsi distendendo la sinistra fino ad arrivare alla posizione iniziale.
Anche in questo caso va mantenuto uno stato di assoluta vigilanza in quanto questa ritualità implica il rimanere sempre in posizione di Yoi come meglio si può comprendere osservanto un breve filmato del Maestro Kase che eseguiva difesa attacco in diverse direzioni dalla posizione di Seiza e dalla posizione di Ritsu Rei. Il Seiza Kamae del Maestro Taiji Kase


Le parole del Saluto: Seiza: A questo comando, tutti i presenti, dal grado più alto a quello più basso, uno ad uno, si siedono in posizione di Seiza iniziando dal grado più alto al più basso;
2) Dojo Kun: Generalmente in alcune palestre il Dojo Kun si recita soltanto nel saluto finale. ( articolo del Maestro Puricelli sul Dojo Kun)
3) Mokuso: Dalla posizione di Seiza è possibile la pratica della meditazione (Mokuso) o del silenzio interiore.
Serve a ritrovarsi, qualdo inizia la lezione spesso portiamo in noi ancora gli stati emotivi "esterni", attraverso Mokuso la mente entra in sintonia con il corpo, si prepara alla ricerca interiore, "Pulisce" la mente portandola ad un livello molto alto di consapevolezza e pronta alla pratica di ricerca. uno dei momenti di questa cerimonia si esprime nell'immobilità fisica e nel silenzio, ascoltando il propio pulsare si rilassa la mente e il corpo non dimenitchi della posizione di Yoi!.
4) Mokuso Yame: Fine della pratica di Mokuso.

5) Shomen Ni Rei: Il saluto allo Shomen, ossia il Kamiza , la sede superiore della palestra, ed esprime la riconoscenza dei praticanti verso il Karate, verso il fondatore della scuola e i maestri formatori che si sono succeduti nella storia di quest'arte. Il suo significato poggia sul principio filosofico che l'uomo debba rivolgersi a qualcosa di più grande ed importante di lui prima di dedicarsi alle cose di tutti i giorni.
6) Senpai Ni Rei: E il saluto all'allievo più anziano nel caso sostituisse il Maestro durante la lezione
7) Shihan Ni Rei. è l’inchino al maestro superiore, altamente onorato. “Shihan” (o hanshi) richiama infatti il maestro di 9° o 10° dan, esterno dalla gerarchia della scuola, che insegna nel dojo solo in rare circostanze.( anche se viene eseguito in rare circostanze bisogna tenerne conto)
8) Sensei Ni Rei. Il saluto al Maestro (Sensei).
9) Otagai Ni Rei: Il saluto reciproco tra tutti i praticanti che simboleggia l'unità, l'uguaglianza ed esprime il rispetto che si deve al prossimo.

Nella parte finale del saluto si torna alla posizione eretta, con intenzione ed energia. Il Maestro si alza ed all'ordine "Kiritsu" è seguito dagli allievi che eseguono all'inverso il rituale col quale ci si è seduti.

Queste le parole del Maestro Shigeru Egami di quanto appreso dal Maestro Gichin Funakoshi in merito a Rei:

"Queste sono le parole che ho udito dal Maestro Funakoshi " Tutto inizia e termina con il REI". La parola può essere interpretata in diversi modi; è il rei del reigi che significa "etichetta, cortesia, educazione" ed è anche il rei di keirei che significa "saluto" o "inchino". Il significato di rei è a volte spiegato in termini di kata o katachi ("esercizio formale" o "forma" o "figura").
È di primaria importanza non solo nel karate ma in tutte le arti marziali.
Per i nostri scopi qui, intendiamo per rei l'inchino tradizionale nel quale si manifesta cortesia e decoro. Chi segue la Via del Karate deve essere cortese, non solo nell'allenamento ma nella vita di tutti i giorni. Sebbene umile e gentile non dovrebbe mai essere servile. La sua esecuzione dei kata deve riflettere audacia e fiducia. Questa apparentemente paradossale combinazione di gentilezza ed audacia porta in ultimo all'armonia. È vero, come diceva il M° Funakoshi, che lo spirito del Karate sarebbe perso se non ci fosse cortesia.
È anche vero che ci sono poche persone in grado di eseguire un perfetto inchino cerimoniale, ma chi può farlo ha sicuramente raggiunto un grado di maestria nell'arte. Per poterlo fare deve essere un uomo di buon carattere.
Negli anni recenti mi è capitato molto raramente di incontrare qualcuno che potesse eseguire un inchino perfetto. Mentre nel karate può sembrare che l'uomo che esegue un inchino perfetto presenti molte aperture, è vero l'esatto contrario; egli non lascia aperture ed è estremamente difficile per un avversario portare a segno un pugno o un calcio efficace. Eseguendo un kata inizia con un inchino e termina con un inchino. Non essere né arrogante né servile. Dall'inizio alla fine esegui il kata in modo naturale e con umiltà. Senza sincerità l'inchino non ha significato.
Piuttosto che  preoccuparti per la sua apparenza, metti cuore e anima nel tuo inchino e vedrai che acquisterà naturalmente una forma corretta. Per il principiante è normale sperare di divenire il più forte possibile. Se egli continua nella pratica con serietà per raggiungere questo scopo, alla fine arriverà ad uno stato di grande armonia fra corpo e spirito. Ma non ci sarà arroganza, solo gentilezza, egli potrà addirittura dimenticare di essere un uomo dalle grandi capacità. C'è un detto: "il falco forte nasconde i suoi artigli".
È così.


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